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mercoledì, febbraio 18, 2009
Colonna sonora: Lalli & Pietro Salizzoni - Una lettera per me
Ieri sera, come è mia consuetudine, ho visto gran parte della prima puntata del festival di Sanremo. Vado dunque a recensire quello che ho visto, con l'occhio clinico di un seguace pluridecennale; fateci la tara, ovviamente, ma ascoltate.
Scenografia/scaletta: la migliore degli ultimi cinque anni, sicuramente. L'opening con l'infante che suonava tre note di piano e con la balena di Cremona (che immagino snellita ad hoc dal digitale) non era male. Mi chiedo solo se per tributo a Pavarotti non ci tocchi sciropparci "All'alba vincerò" all'inizio di ogni serata. Sarebbero cazzi da cacare.
Conduzione: odio Bonolis, ma ammetto che è meglio di un calcio nelle palle. Ogni tanto si impappina, ma fa il Pippo Baudo della situazione in maniera irreprensibile. In coppia con Laurenti, che pure non adoro, due sorrisi li strappa. Manca Garrone con la tazza di caffé e poi lo spot della Lavazza è pronto. La bonàzza di quest'anno va detto che è una sconosciuta un po' mussuta, ma cacchio, chi non ci metterebbe la firma? Basta che sia carne.
Cantanti pervenuti:
Dolcenera: con tutta la visibilità che ha avuto in passato, è chiaro che se non ha cavato un ragno dal buco non lo caverà mai, men che meno con i cambi di look (leggi: tentativo di cambiare personaggio rivendendo la stessa persona). Peccato. Bella presenza e voce indiscutibili, ma chi ti scrive le canzoni? Musicalmente insipida. Le vie di mezzo non servono a un cazzo, Dolcenera. O tiri o smolli.
Leali: ritirati, è meglio. Patetico lui e patetica la canzone. Immagino che gliel'abbia scritta Mogol, o qualche altro settantenne che fa le canzoni per i giovani. Devo dire pure che ha preso belle stecche, e cantato fuori tonalità. Leali, ma te l'eri scritta sulla mano anche tu come Vasco Rossi?
Tricarico: vatt'a ricoverà agliu 'spitàle psichiatrico! Atroce, insensato, privo non solo di intonazione, ma anche del concetto stesso della stessa. Non so se volesse dare l'idea di avere il fattore X, ma comunque vada non c'è riuscito. Butta Tricarico.
Benigni: come al solito si rivende tre o quattro battute su Berlusconi, suo probabile amico e cavallo di battaglia, e poi spara sulla croce rossa riciclando la poesia d'altri. Stavolta tocca, se non vado errato, al "De profundis" di Oscar Wilde, omettendo naturalmente - sempre se del "De profundis" si tratta - le parti in cui Wilde rifacciava a Bosie questo e quello. Vince bene, zaccagnando il fascista Povia e la sua canzone, che ancora non s'è sentita né Benigni probabilmente sentirà o se ne sbatterà le palle di sentire mai. Tutti si commuovono, e lui esce silenzioso e serio, senza zompettare, baciare nessuno o toccare tette e culi, perché la circostanza ormai non lo richiede più. Un professionista, ormai troppo.
Povia: visto che l'abbiamo nominato, eccolo. Scrive la sua "Luca era gay" ispirandosi chiaramente a "Toni era uno skin" degli ADL 122. La canzone sostiene con garbo che dall'omosessualità si può guarire, anche se - bada bene - non è una malattia. Povia, con quelle mossette mi sa che l'hai preso nel sedere anche tu, prima di venirci a decantare pubblicamente le tue verità soggettive. La platea, costretta dalla circostanza a fare una standing ovation a Benigni Wilde-declamante, applaude di cuore e con moto liberatorio, felice di non avere un figlio frocio. Rimangono giustamente in silenzio i rappresentanti dell'ARCI gay, intervenendo subito dopo per sottolineare il fatto che Povia è un coglione. Non posso che concordare.
Irene: figlia di Zucchero, sceglie saggiamente di non utilizzare il proprio cognome, anche se si fa scortare dal potente genitore. La canzone funziona, lei pure. Non impazzisco ma riconosco un certo stile.
Paoli, per qualche secondo in collegamento: appare sobrio e dispensa persino lusinghe. Delusione enorme.
Non pervenuti:
La Zanicchi: dicono che sia stata eliminata. Era ora. Torna a fare OK il prezzo è giusto. Raus.
La Pravo: me la sono persa ma la immagino come è sempre stata, fin dai tempi in cui cercava di copiare Nico; finto-fricchettona, incipriata e stonata, forte di una canzone incomprensibile. Sono cattivo io o mi sbaglio?
I vari vincitori di Maria De Filippi: li ho visti, ma non sono pervenuti lo stesso. La burinaggine conclamata la scarto a priori, specie se giovane.
Vi aggiornerò presto con la seconda e terza (se gliela reggo) serata.
Adieu.
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