giovedì, febbraio 19, 2009

Colonna sonora: Circle Jerks - Red tape

Oggi mi sono superato: live report, minuto per minuto, della seconda serata di Sanremo. Salto a pié pari ospiti stronzi e culone insulse, perché servono solo per arrapare il pubblico e pertanto non li ritengo rilevanti. Ok, pronti? Via!
Incipit: l'orrenda "Another brick in the wall", in versione orchestrale, come se già non ci fossero bastati a suo tempo i deliri di onnipotenza di Roger Waters. Ora che i Pink Floyd non esistono finalmente più, manco in quell'estrema, ignominiosa versione '79, quasi quasi li rimpiangiamo. Era meglio Mina.
Alexia-Mario Lavezzi: la nana s'è fatta il capello biondo e ha triplicato l'altezza dei suoi trampoli. Immancabile quanto inutile testo di Mogol, celeberrimo killer del pentagramma, noto per aver firmato i più grandi successi di Battisti, una delle peggiori canzoni di Rino Gaetano e una versione italiana di "Space oddity" di Bowie con cui è riuscito a far sì che il duca bianco venisse esiliato discograficamente per vent'anni dal suolo italico.
Povia: arieccolo che ci rifà col (suo) cambiamento sessuale. Il pubblico si sbraccia in applausi sentiti e microcefali e direi che il nostro ormai è sulla via della vittoria, visto che il casino l'ha fatto ed è abbastanza melenso, poppy e intonato da suonare anche radiofonico. Per completare l'opera, caccia fuori un altro cartello stile Fronte della Gioventù, e lo lascia educatamente in mezzo al palco come di consueto. Io lo rimanderei in parrocchia a calci nel culo.
Al Bano: viene introdotto come un veterano e già rabbrividisco. Mette piede sul palco gorgheggiando ancor prima che gli suonino la base. Neomelodico, strappacore e stracciapalle come sempre, Al Bano in sintesi sta cercando di prendere il posto del defunto Pavarotti, sostituendosi contemporaneamente a Verdi e Boito nella stesura di musica e libretto. Un progetto un po' troppo ambizioso per uno che bela come una pecora.
Laurenti: giunge cantando "New York New York" meglio di quanto potrebbe fare il 97% dei cantanti in gara. La sua voce querula - com'è noto - è tale solo quando parla. Mo però non ce lo propinate così ogni sera, ché due di fila bastano. Garrone nei panni dell'Eterno ancora non si vede.
Niki Nikolai e soncazzo chi altro: testo di quel monte di sudicio di Jovanotti, ottimo per essere interpretato da Tony Renis. Oggettivamente bella prova, considerato lo spirito vintage che li anima, ma due palle incommensurabili. Ha vinto la Piccola Orchestra Avion Travel, potrebbero vincere anche loro.
Sal Da Vinci: sponsorizzato da Gigi D'Alessio, giunge sul palcoscenico tra urla da sceneggiata meroliana che il suo pubblico gli rivolge entusiasta. La solita broda sofferente, da ascoltare asciugandosi gli occhi col fazzoletto mentre si mangiano spaghetti a vongole in un esterno ristorante.
Gemelli Diversi: i gangsta de noantri. Odio l'effetto discotecaro con cui distorcono i coretti. Testo "sociale" nello standard a base di babbi alcolizzati, mamme puttane e figlie prostituite, eppoi galeotti, infami e malinquenti. C'è bisogno di aiuto, cantano. Mi pare un'ottima idea: andate a fornirlo e levatevi dalle palle.
Pupo, Paolo Belli e Youssou N'Dour: ancora un pezzo (di merda) di Mogol. Pupo canta come in "Firenze Santa Maria Novella", Belli stona e a tratti si affoga, e Youssou N'Dour è un mix tra il Paul Anka di "Ogni volta" e un muezzin. Morandi, Tozzi e Ruggeri erano un'altra storia. Che vadino tutti al casinò, che forse Pupo c'ha un paio di numeri buoni.
Renga: antipaticissimo come sempre, anche lui torna alla ribalta una volta l'anno, solo per Sanremo. Ennesima esibizione della sua voce bianca. Come sottolinea giustamente Bonolis nell'incipit, è adattissimo per cantare in chiesa. I Timoria per fortuna mi hanno sempre fatto cacare, e mi sento risollevato. Battuta necroinfelice dello stesso Bonolis, che a due secondi dallo stacco pubblicitario dà del "Pavarotti secco" a un orchestrale barbuto. Doppiamente infelice, se si considera la lunga e avvenuta consunzione di Big Luciano. Il pubblico rimane muto. Vabbè, paciénza.
L'Innominato: preferisco non scrivere il suo nome, e mi gratto pure un tantinello le palle, però devo riconoscere che è l'unico che abbia un testo. Se vince lui non possiamo che fare spallucce e toccarci ripetutamente il sacchetto scrotale prima di riconoscergli del mestiere e del talento.
Patty Pravo: finalmente riesco a vederla. Eterhea (con la errhe). Ci sibila una canzone melanconica indossando uno strano vestito con due simil-buchi sulle tette. Patty, per me è ora di andare all'ospizio, ma bisogna dire che il pubblico ancora ti strapplaude. Contenti loro...
Santamaria, Accorsi e PFM: appaiono inaspettatamente, coverizzando "Bocca di rosa". Accorsi è stonato oltre i limiti dell'immaginabile. Di Cioccio l'avrei voluto alla batteria, al microfono scazza. Santamaria, per essere un attore, se la cava egregiamente. La domanda è: era proprio necessario? E se sì, non poteva cantare Cristiano De André? No, ripensandoci, meglio di no. Bonolis piglia Accorsi per Santamaria, attribuendogli l'interpretazione televisiva di Rino Gaetano. Si continua con "Il pescatore" e la gente vuole il bis. Io passerei.
Marco Carta, quello di Maria De Filippi: ho detto tutto. Avanti il prossimo.
Leali: sempre fuori tonalità, vedi ieri sera. Canzone sbagliata, cantante sbagliato. Spero esca.
Dolcenera: becca fischi di apprezzamento tipici da osteria. Il sospetto che tenti un colpo gobbo scopiazzando la Antonella Ruggiero dei bei tempi si incunea nelle mie sinapsi. Riascoltandola, mi sa che è radiofonica. Buone possibilità.
A questo punto giunti, non vedo l'ora di sapere chi dei big sarà effettivamente fatto fuori.
Haber: neuropatico come di consueto, entra tremando e sbuffando: poi si rilassa e legge Paolo Giordano. Gran testo e grande interprete. Pochi cazzi.
Silvia Aprile: è una dentona con mentore Pino Daniele. Canta ma non mi tange. Senza infamia e senza lode.
Chiara Canzian: non è cazza di scendere la scalinata da sola, e si fa portare giù da Bonolis. Mentore Vecchioni, che si sbilancia a definirla una delle migliori tre cantanti donne attualmente in circolazione. Bella presenza e caratteristici acuti tremuli, non mi pare poi tutto sto granché. Appresso.
Karima: una bella polpettona. Mentre canta si leva le scarpe, e l'effetto bella polpettona incrementa del 20%. Finora la migliore del mazzo, anche se tende a strafare e sgarra qua e là. Pubblico e giuria apprezzano.
Iskra: corista di Lucio Dalla, ha l'aspetto e il portamento di una barbona. A questo punto, visto e considerato anche il look del cantautore bolognese, mi immagino che tutta la band di Dalla raspi nei cassonetti alla fine di ogni performance. Voce particolare e un pò roco-affogata, pezzo dalliano. Niente de che, ma considerando che sulle prime pensavo a un siparietto di Panariello, c'è andata pure di lusso.
Barbara Gilbo: ce la propina un non convintissimo Massimo Ranieri. Condivido la sua non convinzione.
Arisa: dev'essere un diminutivo per Marisa. Veste da pornoinfermiera giapponese e ha come mentore (l'ormai centenario, immagino) Lelio Luttazzi. Poco intonata e con effetto microsolco dietro la schiena, ma divertente.
Seconda falcidiata di big: la giuria demoscopica mette stavolta alla gogna Al Bano (un nuovo miracolo italiano?), Niki Nikolai e consorte e Sal Da Vinci. Pupo becca un botto di fischi, ma passa uguale.
Sigla.