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martedì, giugno 23, 2009
Colonna sonora: Brusìo del monitor
"Caro punk-hardcore,
da mo che mi hai rotto il cazzo. Sono anni che preferisco ascoltare nenie psichedeliche di Nico, sproloqui dei Diaframma, deliri di Captain Beefheart, cantautorato sommerso o semplicemente il brusio di fondo del televisore, dopo aver staccato l'antenna.
Il motivo è che da un bel po' sei noioso, anche se ti registrano sempre meglio e mi mandano il press kit con la posizione degli strumenti sul palco (ma che cazzo me ne frega a me) e organizzano in tua celebrazione infiniti tour che attraversano la penisola da Canicattì a San Martino di Castrozza.
Ogni anno approdano qui almeno cinque leggendari gruppi inglesi o americani in avanzato stato di decomposizione, ed è un grande evento. Secondo me però cantare a cinquant'anni le canzoni che hai scritto a venti non è proprio il massimo della vita. Specie se devi fare da karaoke a un pubblico di teenagers che si entusiasmano non so perché. Sarà finito il mio teenagerismo, o è ora che tante indomite leggende vadano in pensione o suonino giustamente altro, perché la rabbia dura finché dura, poi rimane il mestiere. Suonando bene ma senza nerbo possono fare fessi gli altri, diceva il savio Dee Dee Ramone, ma non me. Sii pazzo o molla il campo. O deludi il tuo pubblico, che forse è meglio.
Ai concerti si respira molto cristianesimo latente e un clima da parrocchia, che forse GG Allin aveva pure intuito. Io mi preoccuperei della fica, più che del colore dei lacci degli anfibi di tutti i presenti: voialtri non so.
L'hardcore italiano è sparito magicamente. Mi manca.
Caro punk-hardcore, mi hai dato tanto. Ma te lo sei ripreso. Ciononostante, siamo sempre amici. Torna ai fasti e io torno a tutti i concerti. Giuro.
Tuo aff. mo,
il poverello".
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